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Il Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana deve essere rivisto e corretto. E’ quanto ha chiesto ufficialmente il Comune di Capoliveri attraverso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato in questi giorni contro la Regione Toscana per l’annullamento parziale dell’atto di integrazione dello strumento urbanistico (PIT) approvato dal Consiglio Regionale con la delibera n. 37 del 27 marzo scorso.



Il Comune di Capoliveri ha deciso di ricorrere al Capo dello Stato dopo che la sua osservazione al PIT, registrata al n. 464/2014, contenente la richiesta di consentire l’ampliamento delle strutture ricettive, era stata accolta in parte dalla Giunta Regionale con la delibera n. 1121 riscrivendo “la norma che disciplina gli interventi di riqualificazione delle strutture turistiche esistenti”.


Le contestazioni avanzate dal Comune guidato dal sindaco Ruggero Barbetti riguardano una parte sostanziale del Piano che di fatto impedisce interventi sulle strutture ricettive collocate in prossimità del sistema costiero andando ciò ad incidere negativamente sull’ economia turistico-ricettiva del territorio.


"Abbiamo dovuto prendere atto – spiega Barbetti – del fatto che il PIT non tiene minimamente conto delle caratteristiche geomorfologiche delle diverse realtà toscane, applicando indistintamente sulla costa tirrenica, così come sulla nostra isola, grosse limitazioni per tutte quelle strutture ricettive – la quasi totalità – che insistono nella fascia di 300 metri dalla battigia.

Sulla Costa toscana, all’Isola d’Elba e nelle altre isole dell’arcipelago, vi sono coste alte e coste basse, coste sabbiose e a scogliera, spazi retrostanti di pianura e di collina, aree urbanizzate e aree vergini, aree visibili dal mare e aree invisibili. Quindi dettare, come previsto dal PIT, un limite quantitativo all’ampliamento degli alberghi e alla realizzazione e all’ampliamento delle strutture di servizio di campeggi e villaggi turistici unico e valevole per tutte le situazioni appare una scelta arbitraria (e non a caso del tutto immotivata), nella misura in cui, evidentemente, ogni singola zona di territorio presenta peculiarità tali da distinguerla dalle altre.


Questa rigida e cieca disciplina normativa pregiudica irrimediabilmente l’economia del nostro territorio che vive di turismo e impedisce alle strutture di innovarsi secondo gli standard qualitativi che questo settore oggi richiede, per questo abbiamo ritenuto doveroso intervenire.


Il Piano, così concepito impedisce che sul patrimonio edilizio esistente degli alberghi possano essere effettuati interventi che comportino un incremento complessivamente maggiore del 10% dell’esistente ed un vincolo ancor più stringente va a colpire campeggi e villaggi turistici ai quali è concesso un incremento non superiore al 5 %. Non chiediamo nuova ricettività sul fronte mare, ma chiediamo di poter adeguare le strutture ricettive alle nuove necessità che di volta in volta vengono richieste da una clientela sempre più esigente in termini di comodità dei moduli abitativi e dei servizi in genere.


Inutile dire che nel PIT le nuove costruzioni sono vietate tout court senza minimante tenere in considerazione che parliamo di luoghi vocati al turismo che vanno sì preservati, ma non penalizzati rispetto ad altre località turistiche italiane ed europee altrettanto importanti. 


Sono norme che se da un lato si porrebbero l’obiettivo di preservare le caratteristiche ambientali del paesaggio – dice Barbetti - dall’altro arrivano in maniera illogica e, a nostro avviso illegittima, ad infliggere una pesante scure sulla nostra realtà economica minando lo sviluppo naturale dell’Isola. Ogni volta che si interviene con nuove discipline sulle realtà territoriali bisognerebbe tenere conto delle ripercussioni reali che tali manovre possono avere negli ambiti in cui devono essere applicate. 

Questo Piano sembra nato fuori dalla realtà – prosegue Barbetti - in netto contrasto con gli obiettivi che dovrebbe porsi: difendere le risorse naturali promuovendo al contempo una crescita produttiva per realizzare uno sviluppo forte e sostenibile dell’ambito territoriale in cui deve applicarsi.


Ho sempre sostenuto che l’ambiente, il nostro bene primario, deve essere difeso e preservato, ma se è vero che lo sviluppo deve essere sostenibile, è altresì vero – e lo dico da sempre – che anche la conservazione deve essere sostenibile, ovvero concepita e attuata per favorire la crescita civile, sociale ed economica di un territorio.


La Regione ha avuto fretta di approvare questo Piano di Indirizzo Territoriale, tanto che non se ne capiscono neanche le motivazioni, e le risposte date fino ad oggi si sono rivelate decisamente inadeguate e a questo ci opponiamo nell’interesse di tutti gli elbani".